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Con la risposta a interpello n. 664, pubblicata ieri, l’Agenzia delle Entrate esamina una particolare vicenda successoria, soffermandosi sugli aspetti pratici legati alla presentazione della dichiarazione di successione. Nello specifico, nel caso di specie, alla morte di Tizia (avvenuta nell’anno 2013), gli eredi non presentavano la dichiarazione di successione nel termine di legge (un anno ai sensi dell’art. 31 del DLgs. 346/90) e, pertanto, l’Agenzia delle Entrate procedeva, ex art. 35 del DLgs. 346/90, all’accertamento dell’attivo ereditario e alla liquidazione delle imposte “avvalendosi dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a sua conoscenza”. Gli eredi, però, dopo aver corrisposto integralmente l’imposta di successione e le imposte ipotecaria e catastale liquidate dall’Ufficio, si domandavano se (e come) potessero presentare essi stessi una dichiarazione di successione relativa alla successione di Tizia (seppur oltre i termini di legge). Infatti, gli eredi rilevavano, tra il resto, che:
– da un lato, era emerso che la dichiarazione di successione presentata al momento (precedente al 2013) della morte di Tizio, marito di Tizia, non aveva tenuto conto dei patti parasociali che prevedevano una particolare clausola di consolidazione, che aveva comportato il trasferimento alla madre (moglie del defunto, poi a sua volta defunta) della partecipazione sociale del padre in misura diversa da quella presa in considerazione dall’Ufficio;
– l’Ufficio non aveva potuto tenere conto, al momento della liquidazione dell’imposta, del fatto che Tizia, con testamento pubblico del 2009, avesse effettuato una divisione degli immobili poi caduti nell’asse ereditario, attribuendone uno in piena proprietà a ogni erede (mentre l’Ufficio aveva presunto l’attribuzione della quota di 1/3 di ogni immobile a ogni erede). Alla luce di tali elementi, gli eredi ipotizzavano di poter presentare una dichiarazione di successione sostitutiva (pur non avendo, a suo tempo presentato la dichiarazione di successione originaria della madre), dopo aver provveduto anche a presentare una nuova dichiarazione di successione del padre. L’Agenzia delle Entrate, in primo luogo ricorda che:
– la dichiarazione di successione integrativa o sostitutiva (art. 28 comma 6 e art. 33 comma 1-bis del DLgs. 346/90) è una denuncia di successione redatta successivamente alla prima dichiarazione e in ragione di un evento che dà luogo a un mutamento della devoluzione dell’eredità, sicché serve anche per aggiungere eventuali beni, mobili o immobili, non inseriti precedentemente nell’asse ereditario;
– la dichiarazione di successione modificativa (art. 28 comma 6 e art. 31 comma 3 del DLgs. 346/90), invece, consente di modificare i dati presentati nella prima dichiarazione relativi ai dati anagrafici degli eredi, alle quote ereditarie, ai dati catastali degli immobili e ai dati relativi a liquidità e non può, quindi, riguardare mutamenti relativi alla devoluzione dell’eredità. Con riferimento alle dichiarazioni integrativa o sostitutiva, la Corte di Cassazione (Cass. SS.UU. n. 14088/2004) ha rilevato sussistere un obbligo di presentazione, ove sopravvengano eventi che diano luogo a mutamento della devoluzione dell’eredità. Nel caso di specie, quindi, gli eredi:
– in primo luogo, con riferimento alla successione di Tizio, dovranno procedere a presentare un’altra dichiarazione di successione, utilizzando il modello 4 (atteso che originariamente era stato utilizzato tale modello), per sostituire/integrare la precedente dichiarazione, sulla base delle disposizioni testamentarie del de cuius e degli altri elementi rappresentati nell’istanza d’interpello;
– posto che la nuova dichiarazione di successione di Tizio determina un mutamento dell’attivo ereditario di Tizia, sua moglie, accertato d’ufficio, gli eredi dovranno “presentare la dichiarazione di successione della signora, nella quale dovranno indicare tutti i beni e i diritti che costituiscono l’attivo ereditario della de cuius, tenendo conto anche degli ulteriori cespiti devoluti in favore di quest’ultima, risultanti dalla dichiarazione di successione sostitutiva/integrativa del marito/padre”, che sarà stata nel frattempo già presentata. Anche tale dichiarazione, secondo l’Agenzia, dovrà essere presentata utilizzando il modello 4 (“in ragione delle criticità rappresentate nell’istanza e al fine di consentire la voltura catastale degli immobili secondo le disposizioni testamentarie della de cuius”) e terrà conto delle disposizioni testamentarie della de cuius, e, per la parte di beni eventualmente non compresi nel testamento, delle disposizioni civilistiche sulla successione legittima. L’Ufficio, quindi, procederà a riliquidare l’imposta di successione ai sensi del combinato disposto degli artt. 27 e 33 del DLgs. 346/90, in base alla “nuova” dichiarazione di successione, scomputando dall’imposta dovuta l’importo già versato dall’istante in relazione all’avviso dell’Ufficio.

7 ottobre 2021 / Anita MAURO

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